plentyoffish.jpgPlenty of fish è un caso speciale: è uno dei siti più trafficati del campo degli annunci di ricerca partner (è terzo al mondo nel suo segmento), ha rivoluzionato il suo mercato offrendo tutti i servizi gratuitamente (a differenza ad esempio di Match.com o di Meetic.it), incassa un sacco di soldi (si parla di oltre 10.000$ al GIORNO da AdSense) e la società che lo ha prodotto e che lo gestisce ha un organico di 1 persona - Markus Frind.

Plentyoffish.com ha un'altra caratteristica che balza subito all'occhio: è piuttosto orribile, non ha nessun gentilezza grafica, sembra un sito poco più carino di quelli di Geocities di una volta.

Altri siti molto importanti on line non sono esattamente delle gemme di grafica o di design: craigslist.org, myspace.com o anche lo stesso Google. Come mai questi siti sulla carta sembrerebbero da rifare poi vengono usati più di tutti gli altri? C'è davvero una correlazione tra brutto e di successo? Fare siti belli non serve?

Questa evidenza è la stessa che avevamo notato qualche tempo fa a proposito di creatività banner e di email, più il banner o la email pubblicitaria erano perfettini meno venivano cliccate, più la creatività sembrava fatta da un non professionista più veniva cliccata.

Non abbiamo una risposta ma solo qualche riflessione a riguardo: molti hanno parlato, per spiegare il successo di plentyoffish.com, di grande usabilità, di facilità di accesso, di gratuità (ovviamente), di marketing (spende molti soldi il ragazzo per promuoversi anche in TV).

Queste spiegazioni sono assolutamente giuste ma nessuna presa singolarmente forse spiega il successo di un sito brutto (almeno per come la vediamo noi), la nostra riflessione riguarda l'accessibilità/familiarità di un sito.

Crediamo (ma non è certo una verità scientificia) che la componente di accessibilità/familiarità di un sito sia quella che ci permette di entrare a scoprirlo, di conoscerne i dettagli e scoprirne le possibilità, di tornare e di sentirsi a proprio agio e queste sono tutte componenti molto importanti quando si vuole creare una community che deve interagire. Per contro un sito iperluccicante (come molti web2.0) con un'aria asettica forse spinge meno gli utenti a interagire (anche se Digg è l'esempio dell'opposto ma è nato meno luccicante).

Ovviamente ci sono molti casi di siti bellissimi che hanno successo (ad esempio quelli pubblicitari come joga.com) ma qui le intenzioni non sono quelle di mettere tutti sullo stesso piano quanto quello di "santificare" il brand (nel caso di joga.com Nike).

This entry was posted on Wednesday, February 14th, 2007 at 9:54 am.
Categories: Digital lifestyle, Internet Economy, Marketing.

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