Fondamenti di psicanalisi. La psicologia dei clienti del Web
Le dinamiche di lavoro si prestano sempre ad essere lette e interpretate da un punto di vista psicologico e l’online ovviamente non fa eccezione. L’esperienza può aiutare a prevenire problemi e visto che è un po’ che lavoriamo in questa industria e abbiamo amici che ci raccontano anche le loro traversie con i clienti, abbiamo deciso di pubblicare un piccolo manuale di psicanalisi pratica ad uso delle nuove generazioni di lavoratori del web.
Abbiamo elencato 13 situazioni tipo (che potrebbero essere 100) dove una frase significa molto di più di quello che le parole dicono e dove l’esperienza passata offre un grande vantaggio sull’interlocutore. Non vogliamo con questi punti dire che i clienti sono tutti uguali visto che nel web si è spesso sia clienti che fornitori (e quindi ci daremmo la zappa sui piedi) ma solo offrire esperienza ai più giovani che possono con questo elenco girare a loro vantaggio situazioni spesso difficili e incasinate.
Buona lettura.
#13 – Io non capisco niente di web
Non capiscono proprio niente di web, non è modestia. Incasinati e poco attenti, per fare un progetto articolato gli dovresti insegnare da ARPANET in poi (ma si addormenterebbero all’introduzione del TCP/IP). Se ci sapete fare potete arrivare ad avere la loro fiducia e da lì in poi tutto è in discesa (solitamente è gente che ha potere decisionale in materia all’interno dell’azienda).
#12 – Vorrei fare una prova, con 3.000 euro che cosa si fa?
Niente. Nel 2007 pensare di fare una prova di Internet con 3.000€ equivale a dire non ho la più pallida idea di quello che voglio fare; e nemmeno voglio imparare. Vuole una scusa per poter rispondere al suo capo che il web non funziona, nel caso gli chiedesse come mai non ha usato Internet. Non è da trattare come un investimento ma solo come un sistema per fatturare 2.500€ (ovviamente il budget andrà giù durante lo sviluppo dell’operazione).
#11 – Ho dOmestichezza con l’argomento.
Chi non si sa esprimere è meglio che non lavori con altri che hanno un po’ di amor proprio. Un/una ignorante non potrà che farvi fare un lavoro schifoso che non metterete nel vostro book e che non racconterete ad anima viva. Possono arrivare a pagare bene ma solo se siete abbastanza furbi da trovare le cose per cui sono disposti a spendere (magari è un’animazione in flash, magari è un’illustrazione, magari è un pezzo su di loro da parte di qualche sito sconosciuto).
#10 – Questo *** non ci fa percepire come un’azienda creativa ***(sito, pagina, form, campagna, pianificazione o qualunque altra cosa)
Di solito queste società così creative producono lana di vetro per coibentazione di capannoni agricoli oppure servizi finanziari ad aziende operanti nell’acciaio temperato oppure cerniere per i boccaporti delle petroliere o altre amenità del genere. La sede è un blocco di cemento e gli uffici polverosi… ma sono estremamente creativi! Che fesso che sei stato a non proporre tutta una cosa in flash (magari per un lavoro che doveva essere al risparmio)! Tutta colpa del marketing manager che nello studio del suo dentista ha letto su Espansione del luglio 2003 che in America tutte le società che producono utili sono creative (o altre cretinate del genere).
#9 – Non ti so dire per quale prodotto (e neanche il target o il posizionamento o qualunque altra cosa) ma mi potresti fare una proposta creativa per oggi pomeriggio?
Ore 10:27 – rispondi a una telefonata di un Centro Media che è tuo cliente. Ore 10:31 sei disperato. Salterete il pasto (quando non è il sonno della notte) e non servirà a nulla. Non vi richiameranno per dirvi se la vostra creativissima proposta è piaciuta o meno (forse non verrà neanche presentata ma non te lo diranno) e non otterrete neanche un centesimo in più di quello che avevano intenzione di darvi (posto che avessero intenzione di darvi qualche cosa) neanche se presentaste il prossimo Google.com. Prendetevela comoda e preparate qualcosa di già fatto (magari per la stessa azienda qualche mese fa), uscite a pranzo, rimandate il tutto a metà pomeriggio e dimenticatevene: non ci sono speranze che da questa proposta arrivi un bonus.
#8 – Allora, fai il dump del database poi lo mandi in ftp per mirrorarlo sul server. Dopo mi collego con la VPN e bla bla bla bla bla…
L’uso dei termini “tecnici” denota insicurezza. Solitamente maschio, il tipo usa termini specialistici per nascondere il fatto che di comunicazione/web/software/database/ecc. sente di non capirne niente. Da coccolare e da far seguire dalla donna con più istinto materno della società (lui si lamenterà un poco ma eviterà di rompere le palle a tutti con domande e ragionamenti incomprensibili). Se non ne avete a disposizione assumetene una il prima possibile.
#7 – Ho lavorato sul web, so quanto costano certe cose.
Consiglio spassionato? Scappate subito, più lontano che potete e non guardatevi indietro. E’ un poveraccio che pensa che tutti siano delle persone cheap come lui (uno di quelli che pensa “a me non mi fregano”). Se lavorate con gente del genere dopo non lamentatevi.
#6 – Odio perdere tempo e di conseguenza odio far perdere tempo.
Uno dei peggiori clienti che esistano, perderete enormi quantità di tempo senza nulla in cambio. Qualora avvicinaste il discorso “retribuzione” lui vi dirà candido che non appena il progetto sarà studiato nei dettagli (a vostro carico ovviamente) verrete pagati come Vieri ai bei tempi. Dopo un anno, se sarete riusciti a convincerlo della validità della cosa, farà fare il progetto ad altri e si farà negare al telefono.
#5 – Secondo me dovrebbe essere tutto ok.
Sarebbe teoricamente tutto ok se il vostro interlocutore avesse un minimo di potere decisionale. Non appena il lavoro sarà visto da qualcuno più in alto nella catena alimentare il lavoro sarà da rifare da zero. Non ce l’hanno con voi ma con lui (anche se usano il vostro lavoro per fargli il culo). Ovviamente non prenderà le vostre parti per dire che è lui che vi ha guidati male e senza vergognarsi vi chiamerà per farvi il culo (probabilmente con davanti il suo capo perché ha visto che così fanno i duri dei film). Si trovano di solito in aziende “fighe” e le agenzie tollerano questi cretini perché gli piace avere il nome di quell’azienda da spendere quando si fa new business (non serve a nulla,ma non ditelo, che vi tacciano di disfattismo).
#4 – Il progetto è piccolo e ci sono pochi soldi ma se le cose vanno bene…
Non c’è futuro e non dovrebbe esserci presente per lavorare con persone così. Non ci sono soldi, risorse, strategia, accordo sul progetto. Probabilmente sperpereranno un mucchio di soldi in cagate come consulenze di McKinsey Co. o auto di rappresentanza mentre l’applicazione che dovrebbe far girare il sito – che sono sicuri frutterà miliardi – è da fare in economia. Sprecate tempo e vi verrà il sangue marcio. Se vi pagheranno sarà la metà della cifra pattuita e solo dopo aver venduto a Google (nel 2087) mentre voi verserete l’IVA il prossimo mese. Ci fregano a causa della nostra stessa avidità (siamo tutti sicuri di poter portare a casa più soldi da un progetto). Se la prima fregatura è colpa loro, la seconda è colpa tua.
#3 – Che cosa volete che sia, tanto basta schiacciare un bottone…
Ci ricordiamo piuttosto bene quella volta che abbiamo sentito questa frase dopo che avevamo presentato una panoramica degli investimenti pubblicitari di una quindicina di marche di abbigliamento maschile e femminile divisi per linee di prodotti: accessori, scarpe, borse, vestiti ecc. Il tutto in 18 paesi oltre all’Italia con fusi orari, valute, formati, culture e gradi di collaborazione diversi. Ovviamente avevamo basato l’analisi su assunti (indicati del cliente) che si sono rivelati completamente sbagliati. Ma tanto che problema c’è? Basta schiacciare un bottone… Ricordiamo bene quei momenti, come per il militare anche con una punta di divertimento, ma non dimentichiamo la voglia di mettere le mani al collo al cliente in questione. E’ un tipo di cliente che o lo dominate o lui domina voi, che ciascuno scelga a priori che tipo di rapporto preferisce. Non esiste dialogo con gente del genere, non li farete ragionare.
#2 – Non stiamo dando abbastanza importanza alla Brand Experience e stiamo tralasciando il fatto che la Brand Equity non prevede scorciatoie bla bla bla bla…
Di solito queste sonore cretinate vengono dette da gentili ragazze (al contrario del punto 8 ), con buona istruzione, anche se questa ha inciso poco nello sviluppo della loro autostima e indipendenza di pensiero. Insicurezza, scarsa elasticità mentale e naturale predisposizione a rompere le palle completano il profilo. Male necessario.
#1 – Sul progetto abbiamo tempo a sufficienza per ragionarci.
Vuol dire che arriverete alla 50esima proposta senza che il cliente abbia trovato quella che cerca, il clima sarà terribile, il vostro capo vi romperà le palle perché è un cliente in netta perdita e per lui – il cliente – sarà diventata una questione di principio farvi sudare sangue. Fatevi mettere su un altro cliente (nel caso lo possiate fare) oppure mandatelo a cagare téte a téte (se siete dei freelance). La seconda strada è da preferire perché spesso lo fa diventare un agnellino e potrebbe addirittura pagare il disturbo.
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OVAZIONE! Bravi, bene bis!!
Grazie, troppo gentile. Diffondi e contribuisci/fai contribuire con i casi che sono acaduti a te.
Parole sagge. Rispondo con questo: http://guidone.bloggers.it/web-developer/piadina/7-motivi-cui-e-meglio-fare-piadinaro-piuttosto-web-developer.htm
Bhè, direi che le ho sentite tutte.
Complimenti per il tuo blog