Leggo con stupore su Repubblica.it che il governo ha deciso di aggiungere rotture di coglioni al web con una legge che obbliga chi produce "prodotti editoriali" a registrarsi da qualche parte. Ovvio, dice un sottosegretario, che vessare i "piccoli" (es. blogger) non è nello spirito della legge (che sembra essere quello di difendere i cittadini - o i politici? - da diffamazioni a mezzo stampa/web) ma intanto si va avanti e lui si tira fuori dicendo che sarà il garante alle comunicazioni a decidere chi si dovrà schedare e chi no.
Che teneri questi politici che cercano di piegare il web al loro volere senza capire un cazzo di niente del web. Sul web è tutto informazione e quindi editoria (definizione di editoria da Wikipedia), sono tutti prodotti editoriali, ci si scambia informazioni e flussi informativi, si formattano per essere "lette" da altri utenti (e dai motori di ricerca) e scambiate con altri. Anche i siti di aziende che producono cessi chimici, vendono brugole del 5 o hanno una chat per parlare delle ultime tendenze della moda - quindi tutti quelli che hanno un sito (visto che un sito è un prodotto editoriale) - dovranno perdere tempo e denaro per essere in linea con i dettami della legge senza che questo possa portare nessun vantaggio ad alcuno (a parte avere schedato qualche milione di aziende e individui e averci ciulato un po' di soldi).
A parte il fatto che schedare limita la libertà di espressione dell'individuo, siamo certi che mettere in galera (lo spiacevole effetto collaterale della legge è che tutti diventano responsabili PENALMENTE) qualcuno sia una mossa giusta per il futuro del web? Siamo certi che, tra le tante cose che dovremmo fare per far partire il web italiano, la seconda (la prima mossa sbagliata è stata mettere all'asta le licenze per il WiMax così da creare un altro po' di monopoli più piccoli) sia far rischiare la galera a gente che contribuisce a far diventare il web una parte importante della nostra economia e della nostra vita?
I nostri politici purtroppo non sanno che il web non è una cosa italiana, che se voglio diffamare qualcuno lo posso fare su un qualunque sito hostato in un altro paese (voglio vedere la polizia postale chiamare in Russia per far sequestrare un sito, buona fortuna), che se, come nel caso di Tecnoduo, il sito non è in Italia non deve assolvere a nessuna delle regole che il nostro parlamento, che far rischiare la galera a qualcuno che gestisce un sito con una chat è, almeno dal mio punto di vista, incostituzionale e negativo per tutto il web (il prossimo step è ovviamente chiudere tutte le possibilità di espressione perché altrimenti se qualcuno dice, per fare un esempio, che la pasta Barilla è di bassa qualità e la Barilla si incazza il webmaster va al gabbio).
Io per raccontare le mie idee a un amico o a un gruppo di persone non devo registrami da nessuna parte e soprattutto non rischio la galera (omesso controllo sui contenuti diffamatori, art. 57 e 57bis) se qualcuno esprime la propria opinione in casa mia (ricordiamoci che la diffamazione non è unilaterale come un'offesa, l'eventuale diffamazione deve essere attestata da un giudice). Come mai sul web è diverso?
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