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Trovo con enorme piacere un articolo interessantissimo pubblicato sulla bibbia della pubblicità USA su una tesi che tocca il destino del web e di industrie da miliardi di dollari (e anche, molto più modestamente, il mio): Internet è da considerare realmente un mezzo pubblicitario? Si può usare per fare pubblicità - considerando che per definizione la pubblicità è a una via sola (azienda verso consumatore)? Oppure è un mezzo dove l’utente ha il controllo totale per cui ogni forma di pubblicità non può esistere per definizione?


Quotando dall’articolo:

This… is a call to give some thought to a question that’s not asked enough about the Internet: Should it even be viewed as an ad medium? After all, in some quarters of the broader marketing world, the habit of looking at advertising as the most important tool in the marketers’ toolbox is undergoing intense interrogation. Consider the growth of the word-of-mouth marketing business, premised on the notion that people not corporations who help other people make consumer decisions. Or look at the growing importance put on public relations and customer-relationship management both in marketing circles and even in the c-suite. The same conversation should be going on around the Internet. Trends like those listed suggest the possibility of a post-advertising age, a not-too-distant future where consumers will no longer be treated as subjects to be brainwashed with endless repetitions of whatever messaging some focus group liked. That world isn’t about hidden persuasion, but about transparency and dialogue and at its center is that supreme force of consumer empowerment, the Internet.

Traducendo a spanne: visto che ci sono così tanti brand che si stanno facendo un nome e un mercato con strumenti non pubblicitari - passaparola, relazione con il consumatore, PR - con uno strumento come il Web dove tutta la forza ce l’ha l’utente possiamo ancora pensare di approcciare i consumatori con strumenti a una via come la pubblicità? Oppure dobbiamo iniziare a pensare al dialogo con i nostri clienti come se fosse un rapporto a lunga durata.

Io credo che questo sia un gran punto, io sono certo al 1000% che questa sia la visione del futuro per la specie umana, non sono neanche sicuro che la pubblicità sopravviverà in qualche forma sul web (non parlo di Google, quella non è pubblicità, è direct marketing). Le aziende hanno sfruttato un mezzo pubblicitario la TV (prima di questa non esisteva quasi il mercato della pubblicità) che ha stimolato una sorta di condizionamento ma questa condizione è temporanea, non appena arriva il web l’individuo ritorna in possesso delle sue facoltà e non accetta più di essere intortato ma vuole essere ascoltato, capito e soddisfatto.

Non sono più ammissibili considerazioni vecchia maniera come quella che ha fatto un mio cliente pochi mesi fa mentre si parlava di una promozione online. Il succo del discorso era che l’utente dovessere essere ben felice di dover faticare per iscriversi e partecipare al concorso perché c’era un premio in palio. Ho pubblicamente dissentito ma sono stato guardato come uno che prende le parti del nemico per cui ha prevalso la linea dura. Non credo che c’entri ma alla fine chi ha vinto la promozione era un concorsista (che sono gli “hacker” ruspanti che studiano le promozioni per massimizzare le chance di vincita) e non un cliente.

E’ venuto il momento di valutare criticamente il nostro bagaglio, in quanto individui che lavorano all’interno dell’industria della comunicazione e del marketing, di strumenti di relazione alla luce del fatto che l’individuo ha tutto il potere. Al tempo del web non è mai troppo presto.

This entry was posted on martedì, marzo 18th, 2008 at 08:54.
Categories: Internet Economy, Marketing.

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