Leggevo oggi su Daily Net (il quotidiano dell’industria della pubblicità e del marketing web) l’intervista a un manager di un’agenzia pubblicitaria per la parte Web nel corso della quale il tizio fa una serie di affermazioni da far accapponare la pelle (se avessimo solo un po’ meno esperienza di agenzie e manager). Sappiamo per esperienza diretta che i giornalisti, nonostante uffici stampa e PR ci diano dentro come matti, non capiscono un tubo del web e della pubblicità/marketing ma le cose lette sono troppo enormi per dare la colpa al solo poveraccio che ha dovuto tradurre la cartella stampa ad uso dei lettori.

Il tizio in questione - Daniele Busi di Publicis Modem (Modem????) - dice nell’ordine che:

  • vogliono superare il concetto del Web2.0 (troppo abusato)
  • il vero problema è l’overload informativo
  • il futuro è del Web Operating System (il cosiddetto WebOS) che consente la personalizzazione delle informazioni fruite dagli utenti
  • e infine che la ricerca è destinata a diventare personalizzata (vedasi iGoogle)

 

 

Come si vede è come sentire le unghie su una lavagna, senza avere alcun titolo (quelli hanno fatto per anni solo campagne banner, mini siti in flash e al massimo promozioncine insignificanti online dove quei poveri cristi che si registrano vengono spammati a morte supplicandoli di comprare la birra o il sapone per piatti dei loro clienti) archivia tutto quello che il web ha di nuovo e rivoluzionario per concentrarsi su quello che verrà dopo che nessuno conosce (magari lui ha la sfera di cristallo ma in ogni caso non ci dice che cosa intende). Con leggerezza emette sentenze assolute senza dare al mercato la benché minima informazione su quello che intende offrire.

Il web2.0 per i pubblicitari dovrebbe suonare come una sveglia dal torpore accumulato negli anni passati a non ascoltare nessuno (spesso neanche le aziende loro clienti) e in particolare gli utenti finali, a trattarli come dei dementi che non riescono a staccarsi dalla televisione e a prendersi il merito di azioni che hanno avuto l’unico merito di fargli quadrare i loro conti. Lui non lo sa che il web è molto diverso da quello che pensa lui, che del WebOS fotte a me e a pochi altri (sicuramente non agli utenti) e che ci sono decine di tecnologie che permettono già un’esagerata personalizzazione delle informazioni e della navigazione, che la ricerca è già personalizzata (ed è Google che ci guadagna, mica le aziende per cui lavora il tipo), che l’overload è un’opportunità per chi ha a cuore gli utenti, se lavori per Renault (ad esempio) fai parte parte di quelli che l’overload lo creano peraltro con informazioni che non sono altro - per il consumatore finale - che rumore di fondo.

Spero per lui e per l’agenzia che lo ha assunto che il suo pensiero sia molto diverso da quello espresso e che domani apparirà una smentita o una correzione ma temo di no. Il tizio prima di esprimere i suoi pensieri così profondi ha fatto scrivere “…una realtà worldwide” e “… un elevato commitment internazionale”, mi sa che quello che i concetti magari sono stati distorti un poco ma mi sa che come diceva De Niro in un film “se c’è il minimo dubbio non c’è dubbio” per cui non abbiamo dubbi che il tizio abbia poche idee e tutte confuse.

Gli auguriamo di cuore buon lavoro e speriamo che qualche esperienza in più lo aiuti a tenere la bocca chiusa e a migliorare il web italico piuttosto che farsi scappare tutte ste cazzate tutte insieme.

This entry was posted on Tuesday, April 15th, 2008 at 9:40 am.
Categories: Internet Economy, Marketing.

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