Uno degli sporchi segreti è un “segreto” che quelli che si occupano di marketing diretto, one2one marketing, marketing relazionale conoscono bene. Lo sanno perché è uno dei cardini della relazione che c’è tra gli esseri umani e che potrebbe essere definita anche una banalità ma viste le implicazioni e i risultati che porta è un elemento fondamentale di un’offerta o di una comunicazione. Di cosa stiamo parlando? Del “Call to action”. Cosa è il call to action? E’ semplicemente l’azione che chiediamo agli utenti di fare una volta che gli abbiamo proposto il nostro prodotto o la nostra offerta (che si di qualunque genere prendere un appuntamento per andare in show room, iscriversi alla newsletter, comprare direttamente online…).
Se pensiamo alla difficoltà che è insita in un’azione di marketing (trovare il target giusto, trovare i mezzi economicamente e comunicazionalmente giusti, farlo con tempi e modi che facciano superare la barriera del “sospetto” ecc.), sembra che questo sia l’ultimo dei problemi ma spesso è proprio così. Ho avuto a che fare e ho anche fatto operazioni che non essendo chiare dall’inizio o che gestite male alla fine non avevano uno sbocco per l’utente vanificando così tutto quello che con pazienza certosina si era costruito.
Noi come utenti infatti siamo attirabili da offerte (lo sappiamo ogni volta che andiamo a fare la spesa o compriamo qualcosa) ma spesso ci troviamo davanti a un vicolo cieco. Siamo stati attirati dal prodotto, dal prezzo, dal tono, dalla grafica e poi non riusciamo a far finire questa storia, rimaniamo un po’ appesi senza poter andare da qualche parte.
Se è successo così è stato perché chi ha pensato all’operazione non ha reso l’azione richiesta sufficientemente alla portata degli utenti, abbastanza chiara e palese agli occhi degli utenti, è mancato il call to action. Vi siete mai chiesti come mai nelle telepromozioni dicono così spesso e così tante volte “chiama subito!”? Per dare a chi è interessato all’offerta la spintina necessaria affinché quello spettatore diventi acquirente.
Sul web questa call to action si palesa spesso (ma non solo) come un grosso bottone che dice una cosa semplice (es. download now), ma funziona sta roba? Secondo Poker Copilot uno sviluppatore di software per giocare a poker si. Ho deciso di inserire nella home page un bottone “download now” bello evidente e visibile e ha assistito a un aumento pauroso del numero di utenti che hanno scaricato il suo software.
Il Call to action è potente, fa funzionare le cose ed è una parte fondamentale di ogni azione di marketing (online e offline), non puoi coccolarti gli utenti, sbatterti per progettare il sistema più efficiente ed efficace e poi non dire all’utente che cosa deve fare per entrare nel tuo magico mondo. Se sei riuscito ad interessare qualcuno, non dirgli come fare a diventare amico della tua marca o del tuo prodotto non è una vendita persa ma una grande occasione per avere un fan in più, un dialogo in più aperto, un futuro asset per te.
Molto spesso quando si dimentica una cosa del genere i problemi derivano dall’estrazione culturale del cliente o dell’agenzia, dei creativi o del marketing, arrivano da un certo tipo di comunicazione tradizionale che non ha punti di contatto attivabili subito (se Birra Peroni, per dirne una, volesse chiederti un’azione specifica in uno spot potrebbe al massimo dirti di chiamare un numero verde), non prevede o considera che ci possa essere una risposta nella comunicazione. Invece è solo naturale che si dica chiaramente che cosa chiediamo, non è poco elegante o poco “fine”, proprio perché l’utente non è costretto a fare nulla, è sulle nostre pagine e vuole sapere come aderire se non glielo diciamo interrompiamo un flusso magico che potrebbe diventare qualcosa di più, frustrare questo porta un potenziale cliente in un ex-interessato potenziale cliente.
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