Le strategie online delle aziende italiane
Ragionavo sulla mia misera condizione di essere umano prima e di markettaro poi l’altro giorno. Non erano ragionamenti pessimisti, anzi. Mi sembra che il mercato stia bene, che cresca in maniera sana, che ci sia richiesta di nuove persone e professionalità insomma mi sembra che si sta formando un mercato molto ben definito legato al web in Italia. Un mercato che si sta sviluppando, vivace, creativo dove si prova a fare qualcosa di interessante. La situazione economica che si “sente” è che questa crisi non avrà particolari incidenze sulle dinamiche del web, anzi, come dice Google per la sua pubblicità, il marketing online potrebbe infatti farsi spazio all’interno dei budget di comunicazione. E’ da toccarsi i maroni questo scenario ma non è così irragionevole. Questo scenario potrebbe mettere in moto il meccanismo definitivamente – mi dicevo – ma cosa manca al mercato?
In Italia mancano ancora le aziende online e non sto parlando di siti. Essere online non è avere un sito istituzionale o di prodotto e fare campagne di email per registrare qualche nominativo e dirsi che questo è web marketing, ma di usare il web ad esempio per trovare un nuovo canale commerciale, per approvvigionarsi, come strumento di lavoro ecc.
Nel mio settore, il marketing online, le aziende che hanno una (o più parti) “sul web” sono anche quelle che hanno esigenze più interessanti e articolate, hanno un approccio molto più coraggioso e pragmatico (al motto di “pago solo quello che ricevo in cambio”), non li si infinocchia con discorsi di branding o con strumenti “display” (banner, bottoni ecc) e di solito hanno ragione.
Tanto per parlare di un ottimo esempio di strategia digitale aziendale ING (o conto arancio) già 8 anni fa comprava a click e provava tutto quello che i mercato offriva e così facendo teneva tutti sulla corda da un punto di vista commerciale. 2 piccioni con un fava.
Un’azienda che ha una strategia web è un tesoro non solo da un punto di vista economico ma anche per quello che apporta al mercato da un punto di vista dell’esperienza e della cultura. In più, grazie a Facebook, il web ha trovato la sua killer application e adesso il web non è più un fenomeno marginale, c’è la consapevolezza che il web è un grande mezzo di comunicazione, ha numeri significativi, ci sono tutti quelli che vale la pena contattare (chi non è online è uno sfigato, oppure è colpa di Telecom e altre), è sempre più importante nella nostra vita. Quindi le aziende non potranno più tenersi fuori, chi non sarà web oriented sarà spazzato via dalla concorrenza.
Pensando alle aziende più web che conosco notavo una cosa curiosa: quasi tutte hanno agenzie di comunicazione più piccole, meno conosciute. Pensando invece alle aziende che utilizzano per il web per soli scopi di branding e di comunicazione le agenzie preferite sono quelle con nomi importanti e conosciuti, emanazioni online di gloriose e pluripremiate agenzie internazionali, quelle che costano 100.000€ per un progetto e i panini per il pranzo in sala riunione con il cliente li ordinano da tramezzino.it per essere davvero web2.0
Sembra il paradosso del budget: “maggiori sono i coinvolgimenti economici verso il web di un’azienda minore sarà la sua propensione ad avere un’agenzia di grido”
Non sarà l’undicesimo comandamento ma può dare un piccolo aiuto in tante situazioni.

Condivido in pieno specialmente l’ultima parte sullo scenario “grandi agenzie” iper figaccione.
Sul discorso display in effetti se rimaniamo sui crudi dati sia di efficacia di ctr che soprattutto del cosidetto branding la cosa mi trova d’accordo sulle classiche e banali general rotation o i vari servizi di affiliation (e ci metto i vari circuiti di google piuttosto che le varie società di affiliation mrktg).
Ma se ci volgiamo un’attimo alle evoluzioni in ambito creativo rese possibili anche alle innovazioni tecnologiche (le varie piattaforme tipo eye balster ecc) e di banda devo ammettere che si iniziano a vedere cose accattivanti anche lato diciamo così tabellare.
Certamente poi da un punto di vista commerciale il banner figo non implica il fatto che tu debba per forza pianificare a cost x impression.