Facebook, qualche numero per capire il fenomeno in Italia
Tecnoduo l’aveva già visto – che non si dica più che su queste pagine non c’è mai niente di interessante
– con Google Web Trend ma i numeri di CheckFacebook adesso confermano in pieno il successo enorme del fenomeno Facebook: l’Italia è la settima nazione a livello mondiale per utenti iscritti al famoso social network con tassi di crescita quasi assurdi (nell’ultima settimana +2,7% su 9 milioni di utenti!). Nove milioni di italiani sono iscritti a Facebook (e lo si può scoprire andando a prendere un aperitivo e ascoltando quello che i nostri amici e quelli che ci stanno vicini dicono, provate a stare un’oretta e vedrete in quanti ne parlano), nove milioni, se fosse un partito sarebbe l’ago della bilancia, se fossero tifosi di una squadra di calcio Sky le darebbe qualche decina di milioni di euri di diritti TV all’anno, se fosse un programma sarebbe al livello di San Remo, se fossero lettori di un quotidiano questo farebbe milioni di euro di pubblicità, se fossero clienti di una marca di pasta questa avrebbe il monopolio (o quasi) del mercato.
Chi l’avrebbe mai detto, scusatemi l’entusiasmo, che un paese arretrato e senza capacità di modernizzarsi come il nostro avrebbe abbracciato con così tanto entusiasmo il futuro, i social network, il web2.0? Io no di sicuro, lavorando sul web da qualche annuzzo mai mi ero immaginato (forse neanche sognato) che avrei visto un’epoca dove l’Italia e gli italiani avrebbero abbracciato il web con così tanto affetto e entusiasmo.
CheckFacebook è il sito che offre finalmente statistiche reali (andando a vedere i numeri che Facebook offre ai suoi inserzionisti pubblicitari quindi dati molto vicini alla realtà) su come il mondo abbraccia il fenomeno Facebook dopo che in molti, con strumenti molto meno affinati, avevano già capito la grandezza del fenomeno. Questi numeri, signore e signori, sono da prime time, da tv generalistica, da fenomeno di massa e questo non può che farmi grande piacere.
Facebook è la prima grande svolta nella percezione del web da parte dell’italiano comune, è finalmente qualcosa di “reale” che può essere usato, raccontato, discusso. E’ una pietra miliare per chi come noi si occupa di comunicazione e marketing online, per le aziende che fanno qualcosa sul web, per chi fa affari o vuole farli su Internet, per chi, come i giornali e i giornalisti, il web lo racconta o lo usa per raccontare storie. Nove milioni sono un sacco di persone: sono nove milioni di persone scolarizzate, mediamente giovani, con competenza di computer e sono il sogno di ogni produttore di beni o servizi, di ogni markettaro, di ogni agenzia di pubblicità o centro media. Stiamo parlando della “crema” della nostra nazione, dell’elite che aprirà le porte al resto della popolazione al web.
La straordinaria velocità di diffusione del fenomeno FB ha preso tutti quelli che pensavano a una transizione morbida tra modelli di consumo dei media (TV e stampa vs. Internet) in contropiede, ha lasciato molti spiazzati e questo, non solo in Italia, si riflette nei conti non proprio sexy di FB intesa come società. Avere 200 milioni di utenti a livello mondiale è una manna dal cielo ma ha anche costi di infrastruttura (server, hard disk per contenere i miliardi di foto inviate dagli utenti, banda ecc.) spaventosi soprattutto se chi spende soldoni in pubblicità e marketing non ha ancora capito come avere ritorni da Facebook e quindi è piuttosto riottoso a metterli sul social network delle meraviglie. Non piango per il ragazzo a capo di FB, sono sicuro che avere + di 200 milioni di utenti e non sapere ancora come farli fruttare sia un gran bel problema ma io ci vedo una grande opportunità per tutta l’industria sia direttamente come “audience” sia in maniera indiretta perché “costringerà” tutte le aziende a fare qualcosa online.
FB è troppo grande per pensare che domani non ci sarà più, per far finta di niente, per girare la testa dall’altra parte e così finalmente inizierà la fase in cui tutti prenderanno coscienza che il web è una grande, enorme, opportunità. Se volete, se vogliamo la parte migliore degli italiani non c’è che da accomodarci e sperimentare qualcosa. Buon lavoro!
