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Esperienze e idee sulla Internet Economy e il Web Marketing

Cose che so sulle community e sui social network

tutticonnessiIn questo mondo (web) dominato dai social network ci sono tante esperienze e poche teorie, è un campo troppo giovane per aver ancora trovato regole fisse e generali per un utilizzo in chiave marketing di questi nuovi aggregatori di pubblico e piattaforme di interazione. I social network sono in qualche modo l’evoluzione delle “vecchie” communities e come quelle sono piuttosto incasinate, per usare un termine di marketing, quando si tratta di usarle per promuovere un prodotto o una marca. Tutto quello che si può fare è condividere le informazioni e le esperienze in modo che chi deve avvicinare questi argomenti possa almeno avere qualche aiutino. La mia intenzione non è quella di scrivere un articolo/manuale o uno strumento completo per avvicinarsi ai social network (termine che funziona meglio dell’arcaico community) e al loro utilizzo per fare marketing, non è neanche un sapere strutturato ma ha dalla sua che sono cose apprese dall’esperienza, dal confronto, da altri professionisti del web e sono reali e non prese da qualcun altro.


Sono in-monetizzabili – I social network come le community (e se è per questo anche le chat) sono in-monetizzabili, sono per chi li gestisce e li mantiene una grande perdita economica. Banner e altri strumenti di comunicazione non avranno i risultati insignificanti che hanno in generale sul web e spesso non vale neanche la pena per gli “editori” o i moderatori metterci banner, bottoni o sponsorizzazioni. Secondo me questo è un vantaggio per chi vuole fare marketing, chi ha delle idee troverà le porte aperte e collaborazione che non troverebbe in altri contesti, in più bassissimo affollamento e concorrenza.

Sono ingovernabili – I social network fanno quello che fanno e se ne fregano di quello che vuole l’editore o il gestore sono in genere autoregolate (e attenzione che di solito i più attivi – i leader – non sono quelli che concorrono con maggiori contributi intellettualmente più elevati, anzi). E’ questa la paura maggiore dei markettari quando si avvicinano a questo mondo (e a ragione) ma questo non deve scoraggiare chi vuole avvicinare questi mondi per scopi commerciali. E’ tutta una questione di modi di porsi, di capacità di ascoltare, di porsi sullo stesso piano degli utenti che vorremmo contattare, se si sbaglia ovviamente si pagherà ma se pensiamo che dietro a username, a parole e frasi scritte ci sono persone come noi verranno molte idee su come farsi ascoltare senza farsi rifiutare.

Sono vive – E’ l’ideale prosecuzione dell’ingovernabilità delle community e dei social network, se siamo in gradi di ascoltare e di usare bene la nostra sensibilità di esseri umani (e non di markettari) c’è la reale possibilità di imparare qualcosa, di avere impagabile feedback riguardo quello che stiamo vendendo o sulle nostre tattiche. Purtroppo anche questa vitalità impaurisce le aziende e le persone che si occupano di marketing e vendite sempre troppo attenti a dimenticare che non parliamo a target o audience ma a persone.

Hanno personalità – le community e i social network hanno personalità tutte differenti esattamente come per le persone, è un elemento chiave per lavorare con queste entità capire quale tipo di filosofia, personalità, valori esprime la determinata community.

Nessuno partecipa – Chi contribuisce a Wikipedia sono una piccolissima parte, molto meno dell’1% del totale utenti (lo 0,003% degli utenti contribuisco al 66% delle voci inserite!), dobbiamo pensare in questi termini quando chiediamo partecipazione. Il successo di un’operazione che prevede il contributo degli utenti deve tenere in considerazione questo fatto e cercare altri metri per misurare il successo o l’insuccesso. Dobbiamo anche tenere conto di questo quando pensiamo a regole e sistemi di partecipazione, più semplice è più sicuro è il risultato. Se a fronte di niente chiediamo anche la dichiarazione dei redditi degli ultimi dieci anni siamo certi di avere tassi di partecipazione pari a zero.

I concorsisti la fanno da padrone – A proposito di partecipazione, se vuoi far interagire gli utenti sulla base di una promozione, il montepremi sarà una molla fondamentale solo ed esclusivamente per i concorsisti, le persone che partecipano alle promozioni e i concorsi solo perché c’è qualcosa da vincere. Sono la stragrande maggioranza di quelli che si iscrivono a una promozione per cui anche qui un po’ di mestiere e di intelligenza è necessaria per avere a bordo consumatori reali. Meglio premiare gli utenti con cose immateriali ma di valore (es. ascoltando quelli più appassionati e producendo il prossimo prodotto sulla base delle loro indicazioni) che regalare giri intorno al mondo in prima classe

Non sottostimare l’intelligenza collettiva – Solo perché non lavorano in Google, Microsoft, Unilever, Fiat non vuol dire che gli utenti non sappiano di cosa parliamo, che si possa prenderli in giro. Partire dal presupposto che siano meglio di noi vuol dire poter fare un lavoro migliore, avere risultati più positivi, imparare qualcosa.

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