Le aziende devono pensare adesso ai loro target del futuro: i nativi digitali
Ho trovato un interessante articolo che va a titillare un pensiero che avevo nel weekend riguardo il web come è cambiato, come si è allargato, come si è evoluto nei pochi anni che lo frequento (più o meno dalla sua diffusione al di fuori delle università). Questo articolo parla di chi il web lo vive da quando è vivo, i bimbi e i ragazzi che sono nati dopo la sua nascita, non noi che siamo anziani e abbiamo conosciuto il mondo quando non solo non c’era il web ma addirittura quando in TV c’era un solo canale. I nativi del web hanno altri percorsi di navigazione, pensano al web non come noi che abbiamo conosciuto le biblioteche o che aspettavamo l’uscita dell’ultimo numero di Topolino per sapere cosa succedeva al mondo e questo pone interrogativi piuttosto interessanti per chi vuole immaginare il marketing (ma anche la società, la finanza, l’economia, i mass media, il lavoro e mi fermo qui per non elencare tutto lo scibile umano) di domani.
E’ una lettura interessante, offre spunti (non risposte che sarebbero ridicole) di riflessione mettendo in risalto alcuni fatti che avranno conseguenze rilevanti. L’articolo si basa sul lavoro di un professore dell’Università di Harvard che dirige un centro di cui non ho capito molto ma chissenefrega.
Per prima cosa è meglio stabilire chi sono i nativi digitali: sono coloro che sono nati dopo il 1980 e che hanno avuto accesso a tecnologie digitali dalla nascita e che sanno come farle funzionare (io che sono nato prima dell’invenzione del telegrafo sono un immigrato digitale).
Detto questo, le loro caratteristiche più importanti sono:
- Globali – Hanno una visione internazionale visto che si possono relazionare con amici e conoscenti in tutto il globo
- Sempre connessi – A 20 anni avranno 20.000 ore di web alle loro spalle, il tempo che un pianista professionista ha speso per padroneggiare il suo strumento
- Personalità multiple – Dominano l’off e l’on line, cambiano identità in funzione di mille fattori, elusivi come non mai
- Privacy – Non hanno problemi ad avere una vita pubblica online piena di dettagli su cosa pensano, cosa fanno, cosa vogliono essere
- Cultura della condivisione – Mangiano pane e social, mettono a disposizione e condividono praticamente tutto
- Attenzionalità – vivono le informazioni in maniera mordi e fuggi
- Si attivano online – La piazza del domani sarà virtuale
- Overload informativo – Se per noi che siamo cresciuti con un canale tv che trasmetteva dalle 18:00 in poi è un problema sopravvivere a tutte le informazioni che riceviamo per loro non è minimamente così. Potrebbero però non essere in grado di discernere quello che è vero da quello che non è (ma anche tra gli analfabeti digitali che conosco c’è questo problema)
E’ solo una piccola lista che però mette l’accento su un tema, quello della vita digitale, che sarà sempre più importante capire per tempo

Ciao
Anche a me questo aspetto interessa moltissimo. Mettere a confronto noi “anziani” con i cosidetti digital native e uno delle cose che piu’ mi colpisce anche se vorrei capire se questa definizione si addica meglio o sia piu adatta ad un contesto culturale come quello europeo ed in special modo italiano rispetto a culture che sono tecnologicamente piu’ avanti delle nostre per cui la cesura generazionale non è così marcata.
Io credo pero’ che i digital native in senso stretto svilupperanno delle sovrastrutture mentali molto piu’ complesse ed articolate delle nostre nati e cresciuti con dei percorsi mentali ed anche di vita se vogliamo molto piu’ rigidi.
Per lo meno da un punto di vista personale il web per loro è una estensione naturale della vita reale o in 3d e il passaggio continuo da uno all’altra è automatico cosa che invece per noi necessita comunque di un minimo di elaborazione se vogliamo.
La faccia se vogliamo negativa della medaglia puo’ essere come dici tu uno scarso approfondimento o livelli di concentrazione piu’ bassi…ma forse non è così appunto perchè noi proveniamo da unla’tra “dimensione”
Sono d’accordo sullo sviluppo di sovrastrutture più complesse da parte dei nativi digitali, il web non è solo un mezzo di comunicazione, è un’estensione di sè, della nostra mente. Sarà davvero affascinante vederli risolvere problemi e affrontare situazioni, temo che per un anziano (senza vigolette) come me sarà poco comprensibile ma molto divertente.
Ottimo articolo e argomento interessantissimo!