Il tag HTML da un miliardo di dollari
Ho trovato un articolo interessante sull’ossessione di Google per la velocità. Non si tratta di velocità terrestre o aerea (sebbene Google abbia una sua flotta di jet tra i quali un non tanto spartano o piccolo 757 e addirittura un caccia smilitarizzato che sembra usi per dare una mano alla NASA su alcuni progetti) ma della velocità sul web. Google è ossessionata (leggiamo questa parola senza connotazioni negative) dalla velocità in cui offre risposte alle ricerche dei suoi utenti perché già da tanto tempo ha scoperto che lentezza = minori ricerche, minori ricerche = meno soldi che arrivano dalla pubblicità. Team di ingegneri lavorano in continuazione per trovare nuove soluzioni software o hardware che limino qualche millesimo di secondo ai tempi di reazione in modo da dare risposte praticamente istantanee alle domande di noi utenti. E’ di pochi giorni fa il lancio di un sito dedicato a velocizzare non solo Google ma tutto il web.
Tornando alla questione del titolo, l’articolo che mi ha colpito riguardava una presentazione fatta dalla bella e brava Marissa Mayer, responsabile per la ricerca e l’esperienza degli utenti (user experience), a una conferenza sulla velocità. Durante il suo discorso ha raccontato di quando le fu chiesto dai due fondatori di Google quale sarebbe stato l’impatto in termini di allungamento dei tempi di caricamento dell’aggiunta di una colonna sulla destra, quella dei link sponsorizzati.
La brava Marissa dopo aver spulciato per bene le specifiche HTML del W3Consortium (l’organo che decide la sintassi dell’HTML, il linguaggio che fa funzionare il WWW) trovò un oscuro TAG (comando) – “align-right” – che permise di far caricare la tavola con i link sponsorizzati addirittura prima dei risultati permettendo così lo sviluppo della pubblicità nella pagina dei risultati di ricerca che tanto ha fatto per i conti di Google in questi anni (giusto per dare dei numeri l’anno scorso Google ha raccolto 22 miliardi di dollari in pubblicità, molto ma molto di più del suo competitor più grande).
Da allora, questo TAG lo chiamano con affetto e modestia “il TAG da un miliardo di dollari”
