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Non chiedete alle agenzie come usare Twitter

desertoUn interessante articolo di AdAge racconta come le agenzie siano decisamente indietro sull’uso di Twitter, dietro non solo agli utenti, gli stessi utenti che cercano di convincere con spot e campagne sempre più memorabili (o almeno ci provano) ma anche dietro a qualche loro cliente. E’ una panoramica piuttosto vasta e un po’ desolante di come le agenzie (non) usano Twitter nonostante sia lo strumento più discusso e in voga in questo momento. Sembra strano che le agenzia di oggi che sono nate praticamente con la nascita dei mezzi di comunicazione di massa (prima la stampa e poi Tv, radio ecc.) nell’era del digitale mangino la polvere così marcatamente.

L’articolo fa una panoramica divertente e ironica sull’uso o meno di Twitter, lo strumento principe del momento e come tale in qualche modo di uso obbligatorio da parte di chi si vende, come nel case delle agenzie di pubblicità internazionali, come quello che sa dialogare con il pubblico, come l’unico interlocutore delle aziende quando si tratta di costruire valori alla marca e parlare al consumatore.
La situazione è tragicomica, un sacco di agenzie hanno registrato il proprio nome ma “stanno ancora definendo la strategia per usarlo al meglio” (credo che la traduzione sia non abbiamo la più pallida idea di cosa farcene), oppure non hanno il loro nome registrato oppure hanno registrato qualche stagista (che alle 9:52 del mattino “pensa alla tequila”, magari è un new business magari non si trova bene a lavorare in quell’agenzia) o nel caso della vecchia e cara JWT c’è il CEO ma nessun altro e il CEO parla di tennis e di Federer.
Le cose non sono proprio semplici per le agenzie nell’epoca del digitale, da una parte c’è la pubblicità tradizionale che sebbene in calo è quella che paga l’affitto, dall’altra quella online che non coprirebbe neanche le spese della luce. I clienti vogliono sempre di più ma vogliono page sempre meno, il pubblico sembra ormai stabilmente migrato verso Internet e loro si trovano come quelli che avevano le carrozze a cavallo all’avvento del treno, è molto più poetico ed elegante viaggiare in carrozza ma la gente vuole altro e loro, per paura di perdere anche il poco che riescono a raccattare, sono lì che annaspano.
A complicare il tutto c’è la segretezza del loro lavoro, raccontare una campagna prima che questa esca è come spararsi in un piede, i clienti fanno firmare clausole di riservatezza sempre più restrittive e non certo ultimo come ordine di importanza c’è il fatto che la pubblicità non ascolta nessuno, spiega, informa, asserisce, afferma. Come mai potrebbe essere usato una cosa come Twitter?

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