Cosa consumano in termini di media i teenager? Ce lo dice uno stagista 15enne che ha gettato scompiglio nell’editoria internazionale
Quello che non poterono numerosissime e dettagliatissime indagini sui consumi dei media da parte di illustrissimi (e anche costosissimi) istituti di ricerca è riuscito a Mattew Robson un ragazzo di 15 anni e 7 mesi, stagista presso la Morgan Stanley, che ha scritto un’assai poco scientifica analisi di come lui e i suoi amici consumano i mezzi di comunicazione e informazione. Dalla lettura di questa analisi si capisce l’origine di molti dei problemi che gli editori e i pubblicitari di tutto il mondo hanno nell’intercettare l’attenzione e il potere di acquisto di questi nativi digitali, di come lo scenario è ancora molto in divenire e, aggiungerei io, di come i manager dei grandi media siano più impegnati a guardare dentro le loro società (o i loro competitor) di quanto lo siano a guardare la gente normale e le loro abitudini.
Questo ragazzo in forza alla Morgan Stanley per il periodo estivo (bell’usanza del mondo anglosassone, i ragazzi anziché andare a perdere tempo ai giardinetti o al mare con i nonni fanno esperienze in luoghi di lavoro reali) ha scritto uno scenario – assolutamente non scientifico – di come lui e i suoi amichetti consumano i mezzi di informazione e comunicazione e questo scritto ha prodotto onde d’urto in tutte l’industria dei media internazionali. Morgan Stanley ha detto che questa pubblicazione da sola ha avuto più risalto dei loro studi sul settore (forse perché per la prima volta qualcuno non è stato politico e conformista?) e da sola è riuscita a rivitalizzare e a dare un senso a tutte le chiacchiere sui nativi digitali.
In sé la relazione non è sconvolgente (forse lo sono di più le reazioni a questa), i ragazzi hanno pochi soldi e tanto tempo (e come tutti i ragazzi si annoiano in fretta), scelgono la gratuità o i sistemi di comunicazione immediati che costano meno, non leggono niente di stampato (ma neanche io morivo dalla voglia di leggere libri o saggi alla sua età), vedono la pubblicità generalmente poco positivamente (ma potrebbe essere un atteggiamento da chi vuole sembrare scafato, più grande di quello che è), adorano i videogames e usano il multiplayer per parlare e interagire con i propri amici online, usano i social network ma non usano Twitter, guardano un po’ di televisione in particolare se possono scegliersi quello che vogliono (come se gli adulti fossero diversi), vanno al cinema o a concerti, navigano molto per informarsi, socializzare, divertirsi e fare i compiti e gli piacciono i gadget soprattutto gli ultimi modelli e quelli più tecnologicamente avanzati ma non avendo molti soldi non se li possono permettere.
Come si può vedere questa analisi è piuttosto interessante ma per chi ha un figlio/figlia adolescente non si tratta esattamente di una rivoluzione, è una fotografia con tanti dettagli di una generazione che si somiglia in tutto il mondo e che grazie al digitale sta cambiando il proprio modo di comunicare e imparare.
In ogni caso, parere personale, questa analisi più che gli editori questa analisi dovrebbe importare alle aziende telefoniche, questo target vuole essere connesso sempre, a loro starà dargli quello che chiedono (al costo giusto)
